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4 - 5 agosto 2018

 
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I personaggi 2010 - Mario Tozzi

 

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Chi è MARIO TOZZI

 

 

Ricercatore e geologo

Mario Tozzi, geologo e Primo Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, si occupa dell'evoluzione geologica del Mediterraneo e studia le deformazioni delle rocce per ricostruirne la storia nel passato più lontano. In pratica, se vede una roccia piegata o una faglia si eccita e cerca di capire cosa è stato a provocarla e quando (mentre assai meno riesce a comprendere il perché).

 

Laureato con lode in Scienze Geologiche presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ha seguito il cursus accademico diventando Dottore di Ricerca, Ricercatore e Primo Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Attualmente dipende dall’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria (IGAG) di Roma (in aspettativa). Ha studiato per un anno a Parigi presso uno dei laboratori più avanzati nel paleomagnetismo. Nel campo della ricerca è autore di circa 70 pubblicazioni scientifiche su riviste italiane e internazionali, di oltre 70 comunicazioni a congressi nazionali e internazionali, di guide geologiche e di dispense per i corsi universitari. Ha collaborato con le Università di Roma "La Sapienza" e "Roma Tre", nell'ambito dei corsi di Geologia, Rilevamento Geologico e Geologia Strutturale. Inoltre è stato correlatore di tesi di laurea e di dottorato ed è stato membro nelle commissioni di esame. Ha tenuto corsi di aggiornamento annuali per gli insegnanti di Scienze.

 

Presidente

Dal 2006 è presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

 

Divulgatore !

Dal 1996 si occupa di divulgazione delle scienze geologiche, naturali e ambientali attraverso i mezzi di diffusione radiotelevisiva, la carta stampata, i libri e i sussidi audiovisivi. Ha effettuato revisioni scientifiche e redazione di testi per documentari e ha commentato regolarmente tematiche geologiche e ambientali come esperto in studio per il quotidiano televisivo Geo & Geo (Rai Tre, 1996-2003). È stato consulente e inviato per King-Kong (RaiTre, 1998-1999). È stato inviato ed esperto per Che tempo che fa (Rai Tre, 2003-2004). Dal 2000 al 2007 ha condotto GAIA - il pianeta che vive (prima serata di RaiTre) di cui è stato anche autore e consulente scientifico. Nel 2008 ha condotto Terzo Pianeta (Rai Tre). Dal 2009 conduce, insieme al Trio Medusa, La Gaia Scienza (La7), programma di divulgazione scientifica e sperimentazione acrobatica. Collabora a Linea Notte del TG3.

Nel passato ha condotto La Via Francigena (nell'ambito degli "Itinerari delle Spirito") per Rai Giubileo-RaiTre (2000) e circa 150 documentari dalle città italiane per RaiInternational (Che bella l’Italia, 1998-1999). È spesso ospite di molte trasmissioni televisive per commentare eventi legati all’ambiente e alla Terra in generale. Sicuro che si viva di metafisica e pettegolezzo, non disdegna mescolarsi in trasmissioni apparentemente molto diverse dalle sue. Collabora con l’emittente radiofonica Radio-Radio facendo infuriare quotidianamente gli ascoltatori.

Ogni anno tiene decine di conferenze e seminari in giro per l’Italia. Ha elaborato una forma ibrida di comunicazione (la conferenza scenica), a metà strada fra la conferenza e il monologo teatrale, che dovrebbe rendere meno noiosa la divulgazione scientifica (Del buio e della luce, 2004; Trash, 2006; Un pianeta a secco, 2007; Fine corsa?, 2008)

 

Scrittore ?

Ha scritto diversi libri a mezza strada fra il saggio e il racconto (Manuale geologico di sopravvivenza planetaria, Theoria, 1996; Annus Horribilis, CUEN, 1998; Gaia, viaggio nel cuore d’Italia, Rizzoli, 2004; Catastrofi, Rizzoli, 2005; Italia a secco, Rizzoli, 2006; Gaia, un solo pianeta, De Agostini, 2005; Italia segreta, Rizzoli, 2008; Viaggio in Italia, De Agostini, 2009) e due libri di testo di Scienze della Terra adottati nelle le scuole superiori. Ha scritto diversi libri per bambini e ragazzi (Come nasce, panini; Motta; De Agostini). Scrive su National Geographic, Vanity Fair e Consumatori (rivista delle coop). È editorialista de La Stampa; fa parte del comitato di redazione de L’indice.

 

Le cose che ama e quelle che no

Ammaliato dalla sua stessa voce parla moltissimo, anche in inglese e in un francese particolarmente sgrammaticato, pure se non gli viene richiesto. Contrariamente alla sua natura contemplativa, è costretto a viaggiare tutto l'anno in giro per il mondo e soprattutto per l’Italia, che ormai si illude di conoscere profondamente. Il suo ideale sarebbe di starsene in riva al mare di Piscinas (in Sardegna), soprattutto fuori stagione, ipnotizzato dal moto continuo delle onde, e dormire tranquillizzato dal rumore della risacca. Purtroppo, invece, vive in un popolare quartiere di Roma e, dopo aver rinunciato all’automobile, si sposta freneticamente a piedi o in scooter. Non mangia carne né pesce per cui divora quantità industriali di frutta, verdura e formaggio: quando esagera con i dolci si reca controvoglia in palestra o pedala come un forsennato a Villa Borghese. Ha un figlio meraviglioso che vizia in maniera preoccupante.

Ama la natura e i gatti rossi: di tre che ne aveva non ne sopravvive nessuno, ma medita di scrivere una biografia del primo, Gogo, che gli ha lasciato un vuoto incolmabile e a cui ha dedicato un libro. Non ama – ricambiato – la letteratura inglese e tedesca contemporanea, mentre ha una vera e propria infatuazione per quella italiana, soprattutto Busi, Camilleri, Vassalli e Rea (Domenico) e quella sudamericana (Amado, Marquez, Allende). Legge e rilegge poesie di Hikmet, Ungaretti e Quasimodo. Quando può, vede e rivede l’Odissea commentata da Ungaretti. Non sopporta“i cori russi, la musica finto rock, la new-wave italiana, il free-jazz -punk inglese, ma adora Battiato (ovviamente), Ligabue e in particolare Sergio Cammariere di cui è un fan sfegatato da tempi non sospetti; tra gli stranieri The Cure, Cranberries e Gothan Project non hanno ancora preso il posto di Stones, Springsteen e Piazzolla.

Non riesce a spiegarsi il successo di registi come Greenaway e Rohmer, mentre è ancora in lutto per la scomparsa di Sergio Leone. Guarda sempre la TV e in particolare fa indigestione di Blob, Report, e dei programmi scientifici e ambientali del satellite ed è incollato davanti al televisore quando ci sono Le Iene, Zelig e la Gialappa’s; ma anche Invisibili e i programmi di storia. Vorrebbe avere la parlantina di Bonolis, i tempi e la simpatia di Scotti e l’intelligenza televisiva di Fazio; darebbe qualsiasi cosa per lavorare con Arbore (col quale ha peraltro esordito). In TV deve tutto a Licia Colò che per prima gli ha insegnato a stare davanti a una videocamera e a Maurizio Costanzo che lo ha voluto su un palcoscenico ritenuto non adatto ai geologi. Ama gli impressionisti, Kandinsky e i pittori futuristi senza poter spiegare bene il perché, ma il suo più grande sogno sarebbe stato di saper comporre opere alla maniera di Burri. Da grande si trasferirà in provincia per scrivere un romanzo ambientato fra il mare e le campagne della Maremma.

È stato premiato, senza giustificazione, per i suoi programmi televisivi (Oscar tv 2006; Premio Flaiano 2010).

 

 
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